Il film “Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato” di Peter Jackson è stato uno dei film più attesi del 2012.

Ha cambiato per sempre gli orizzonti tecnologici e aperto numerose sfide al suo montatore. Dopo aver lavorato come montatore per la tv, Jabez Olssen ha iniziato la sua collaborazione con Jackson nel 2000 come assistente al montaggio e operatore su Il Signore Degli Anelli. Dopo aver lavorato assieme anche su King Kong, è stato montatore su Amabili Resti, e Jackson lo ho rivoluto per tutta la trilogia di Lo Hobbit, dove ricoprirà il ruolo di montatore capo unico.

Il montaggio stereoscopico de Lo Hobbit

Come per la trilogia dell’Anello, tutta la produzione dei tre film de Lo Hobbit e le riprese sono durate solo 18 mesi. Jackson ha impiegato ben 60 macchine da presa RED Epic formattate per l’occasione per girare in stereoscopio a 48fps, il doppio dello standard tradizionale.

Olssen ha realizzato il montaggio durante le riprese, e a riprese ultimate ha avuto un calendario molto serrato di solo 5 mesi per completare il montaggio e ottenere il film pronto per l’uscita internazionale.

Per fronteggiare un programma di lavoro così faticoso, Olssen ha rivelato in numerose interviste di essersi appoggiato ad una infrastruttura di post produzione costruita attorno alla tecnologia AVID, che includeva 13 Avid Media Composer (di cui 10 sfruttavano Nitris DX Hardware) e una postazione ISIS 7000 con 128 TB di storage.

Gli studi dove sono stati montati erano a Wellington, Nuova Zelanda, dove una rete di connessione via fibra attiva collegava gli Stone Street Studio, Weta Digital, Park Road Post Production e le postazioni di stoccaggio Avid ISIS 7000. I girati dei tre film assieme durano un totale di 2200 ore, l’equivalente di 7 milioni di metri di pellicola. Inoltre, una soluzione di back up era attiva con 72TB di spazio di archiviazione installata nel caso in cui ISIS non avrebbe funzionato.

Il team di montaggio, guidato dal primo assistente Dan Best, era costituito da otto assistenti, di cui tre erano montatori di effetti visivi. Secondo Olssen, il team ha preparato il progetto come fosse un progetto su pellicola, con i file digitali prodotti dalla RED come negativi digitali, e lo studio Park Road come laboratorio di sviluppo. Dal laboratorio prendevano il file RED dal quotidiano e ne generavano una versione leggera per i montatori, un file 2D a 24fps di tipo DNxHD36, creato dalla trattenuta di ogni secondo frame dal file di uno dei due “occhi” stereoscopici del 3D. Un po’ come lavorare i file interlacciati televisivi. Una volta ottenuti venivano mandati agli assistenti che creavano il sync, organizzavano le cartelle e le clip. Essendo ISIS tutto condiviso, il capo montatore poteva quindi anche accedere ai bin di Avid Media Composer, e magari fare un pre montaggio sul set, lavorando come se nulla fosse.

Olssen dice che un grande cambiamento rispetto alla trilogia dell’Anello è che i sistemi Avid sono diventati più portatili. Inoltre, la connessione via Fibra a ISIS gli ha permesso di lavorare a distanze molto lontane. Olssen infatti disponeva di un carrello mobile portatile sul set con Media Composer collegato al sistema di stoccaggio ISIS nella sala montaggio principale. Avevano anche un camper attrezzato come una confortevole sala di montaggio chiamato EMC (Editorial Mobile Command), in modo da potergli permettere di realizzare il montaggio sul set mentre Jackson girava, e se necessario, utilizzarlo come sala di proiezioni per screening durante le pause di produzione.

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La sala di montaggio principale era stata progettata con un sistema Nitris DX collegato ad uno schermo di 103” al plasma. Il piano originale prevedeva un montaggio in 2D e poi il consolidamento periodico di scene conformate in versione 3D per uno screening all’interno della suite Media Composer. Invece l’approccio è stato diverso, perché non avevano stoccaggio a sufficienza per montare tutti e tre i film in 2D. Dato che Jackson si sentiva comodo nel montare in 2D e che molti cinema avrebbero proiettato il film in quel modo, decisero di procedere in un montaggio 2D e poi di ricevere ogni due settimane una versione a 48fps stereo conformata per il 3D dal Park Road Post Production, fare uno screening e poi effettuare eventuali modifiche direttamente in 3D su AVID e direttamente sullo schermo da 103” al plasma.

Come per la maggior parte dei montatori di lungometraggi, Olssen ama riempire i tagli con effetti sonori e musica, in modo che durante le proiezioni in corso, si possa già sentire come verrà il film. Olsson dice di avere avuto la fortuna di utilizzare alcune musiche di Howard Shore per la trilogia degli Anelli, in modo che alcune caratteristiche si legassero meglio alla nuova produzione. Shore ha inoltre scritto nuova musica ad hoc per Lo Hobbit. Il reparto audio a Park Road ha utilizzato sistemi Avid Pro Tools, e avendo collegato un sistema Avid Media Composer collegato ad ISIS, i mixer dell’audio potevano lavorare in autonomia completa per effettuare i loro tagli.

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Per tutta la trilogia de Lo Hobbit, Olssen si è sentito sicuro di affrontare ogni aggiornamento tecnologico, cominciando con il montaggio del primo attraverso una versione Media Composer e arrivando al terzo film con una versione più aggiornata.

“Media Composer è davvero l’unico software che funziona per un grande film con effetti visivi. Non si può sottovalutare l’importanza di lavorare in contemporanea con i tuoi assistenti al montaggio, in grado di aprire gli stessi progetti condivisi e tutti i bin. Come stabilità e affidabilità è il migliore. Questo significa che siamo in grado di realizzare il montaggio di grandi film impegnativi come la trilogia Lo Hobbit su un programma di post-produzione efficace e sapere che il sistema non ci deluderà”.

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