Come successo per A proposito di Schmidt, il regista Alexander Payne ha girato il suo ultimo film Nebraska ispirandosi agli spazi aperti e di paese, ma questa volta in bianco e nero.

In questo road movie, la storia racconta di un uomo anziano, interpretato dal Bruce Dern, impegnato a rivendicare la vincita di un milione di dollari in un concorso di un altro stato, accompagnato dal figlio trentenne (Will Forte), con il quale non ha rapporti da anni.

Il film è stato acclamato dalla critica, e anche premiato il suo protagonista a Cannes dove ha ricevuto il premio come migliore attore. Tecnicamente, il film è stato girato in ARRI Alexa, per la prima volta per Payne, ed ha rappresentato una sfida interessante anche per Kevin Tent, il montatore del film.

Su alcune interviste sul Web, Tent ha raccontato lo sviluppo della fase di realizzazione e montaggio del film.

Come realizzare il montaggio di un film in bianco e nero

Ciò che emerge dall’esperienza del montatore americano, è che la natura digitale del progetto ha favorito molto l’aspetto visivo del film. Il bianco e nero finale, molto evocativo, nasce in realtà da riprese eseguite a colori. Sul set, i file della ARRI venivano convertiti dal DIT, per venire poi modificati completamente in bianco e nero. In questo modo, in fase di montaggio è possibile concentrarsi di più sui volti.

Anche la continuità di tono è stata fondamentale: Tent ha rivelato che in fase di montaggio è stato fatto il possibile per far combaciare inquadrature con altre inquadrature a livello di tono e colore, ma la vera magia è stata fatta da Skip Kimball, il colorist, in fase di color correction.

La sfida più interessante da parte sua invece, è stata quella di mantenere un certo ritmo, che fosse a suo modo evocativo di un certo sentimento. Il film è ispirato ad una fase placida di decadimento di certe province, e del relativo decadimento della persona umana. Il vecchio lentamente cede il posto al giovane, che però non ha avuto tempo di conoscerlo e non è pronto a prendersene carico. Questo lento processo è la chiave di lettura alla base del montaggio di Tent.

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I tagli del montaggio infatti sono stati eseguiti per mostrare un ritardo complessivo del personaggio principale, il vecchio Woody, dandogli tempo e spazi ampi nell’inquadratura, in modo da far anche domandare il pubblico: “Ma è sveglio? È attento a ciò che gli succede attorno?”. Ritardando la presenza del personaggio, il gioco sembra funzionare, ed è stata una scelta fortemente voluta dal montatore assieme al regista.

D’altronde, con l’ispirazione e la bravura degli attori, insieme alla libertà d’espressione che Payne lascia sul set, anche il sottile humour originale è stato rispettato in fase di montaggio, in modo molto naturale ed evidente.

A livello tecnico, il film è stato montato con Avid Media Composer, per la prima volta con Payne. Tent ha usato la versione 5.5 ed è rimasto felicemente impressionato anche dalle versioni più recenti.

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Il montatore racconta che tutto il workflow si è svolto in totale tranquillità, e che i file ARRI sono stati gestiti in maniera perfetta dal sistema Avid, rendendo tutti contenti, soprattutto Payne, che come già detto era alla sua prima prova in digitale.

Durante la fase di lavorazione vera e propria, Tent ha raccontato di aver abusato di tutte le possibilità e strumenti di Avid per fare innumerevoli tagli e ampliare le possibilità di scelta, con un rapporto di 7 tentativi per avere 2 soluzioni da scegliere. Anche per dissolvenze e ralenti, il montatore si è affidato allo strumento 3D e a tutti gli strumenti per velocizzare e rallentare le clip. Avid ha davvero alleggerito il loro carico di lavoro.

Insomma, per il prossimo film insieme a Payne, possono dormire sonni tranquilli.

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