Nei miei post, è stato ripetuto spesso: il miglior montaggio possibile viene concepito per non essere notato durante la visione di un film. Questo perché bisogna “sospendere” l’incredulità dello spettatore: le sequenze di immagini montate devono apparire come fluide, “tollerabili” all’occhio umano e soprattutto il più possibile coerenti, per forma e contenuto.

Gli occhi, come anche la mente, spesso ingannano

Prova adesso ad immaginare di fare un montaggio che non solo è poco visibile, ma che deve essere praticamente inesistente.

Le infinite carrellate, le soggettive, e le sequenze girate in steady cam realizzate in Birdman (film del 2014 scritto, diretto e prodotto da Alejandro Gonzalez Inarritu) sono state più di un semplice gioco di prestigio. Hanno raccontato il mondo illusorio di come funziona uno show, e come la mente ci inganni anche se siamo certi di aver ‘visto’ qualcosa.

È un trattato sulla teatralità del piano sequenza, se vogliamo riassumere il film da un punto di vista tecnico.

Realizzare un montaggio invisibile

Il film è stato girato a New York per gli esterni, e in teatri di posa a Los Angeles per gli interni. Ha come protagonisti Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts e Zach Galifiniakis.

Il direttore della fotografia è il grande Emmanuel ‘Chivo’ Lubezki, che si è servito di una ARRI Alexa come macchina da presa.

I montatori sono stati Stephen Mirrione e Doug Crise, che hanno utilizzato postazioni Mac con Avid Media Composer 6.5.

Inutile dire che il film, per l’ambizione della tecnica utilizzata (il film è raccontato in un unico piano sequenza), è uno dei capolavori del cinema non solo contemporaneo, ma di sempre.

Proprio il continuo ‘finto’ piano sequenza (che nel film viene intervallato da impercettibili tagli di montaggio, che non ne frenano la continuità) ha stabilito da subito i dettami della lavorazione precedente alle giornate di ripresa. Le decisioni sulla pianificazione delle riprese sono state prese tutte con larghissimo anticipo.

I due montatori hanno infatti chiesto di cominciare a montare le prove tecniche che il regista e il DOP stavano effettuando.

In questo modo, il montaggio vero e proprio diveniva più rapido e semplice, poiché il team di montaggio sapeva esattamente cosa fare e quali tagli effettuare.

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Poco spazio all’improvvisazione quindi, anche se Inarritu chiede spesso di allungare i take anche fino al doppio delle volte, per avere più opzioni nella post produzione.

L’improvvisazione infatti, stando a quanto raccontano i due montatori, c’è stata durante le prove, mentre le riprese sono andate tutte come stabilite, proprio a causa della massima difficoltà tecnica del film.

Durante le riprese, il regista chiedeva solamente agli attori differenti interpretazioni, e i montatori sono sicuri che gli attori si siano sentiti liberi di essere fluidi ed esplorare ciò che stavano facendo, così come i tecnici della ripresa. I canoni tipici della produzione cinematografica, erano così saltati.

Anche per quanto riguarda i tagli impercettibili, c’è stato un lavoro di messa a punto anomala. Solitamente infatti, il regista e i montatori scelgono alcuni momenti da isolare, per far riflettere il pubblico, su ciò che hanno appena visto, ed avviene attraverso tagli specifici, o transizioni.

In questo caso, al montaggio si è deciso di aggiungere inquadrature e movimenti di macchina continui, come una panoramica verso il cielo, o un time lapse per passare al giorno dopo, o un’inquadratura prima fissa poi con un carrello in avanti su un corridoio vuoto, a isolare certi momenti per così dire, ‘poetici’.

Interstellar è un film di fantascienza con un montaggio ‘senza ritmo’. Perché?

Avid Media Composer è stato molto utile per il team di montaggio. Questo perché il software ha implementato tutto un catalogo di effetti visivi che ha permesso ai due montatori di cominciare a sperimentare alcuni effetti sul film, tanto che in un primo momento il team di effetti speciali non credeva fosse possibile utilizzare alcune soluzioni, prontamente smentiti da Mirrione.

L’aspetto più difficile per il team è stato sicuramente tenere conto di non avere a disposizione il set up classico della lavorazione del montaggio di un film. Senza possibilità di tagliare e imprimere un passo e un ritmo al film, per loro è stata tutta una scoperta di trucchi e idee, che in un normale processo di montaggio non sarebbero mai saltate fuori.

Anche quando il regista suggeriva di cambiare il ritmo di una scena, i due montatori non si sono scoraggiati e hanno trovato alcune soluzioni per soddisfarlo.

In maniera invisibile il montaggio di Birdman costruisce un ritmo fantastico: basti pensare alle lunghe sequenze durante le quali un attore percorre i corridoi o le scale del teatro. Lì è l’audio a farla da padrone: entra sempre in primo piano la batteria free jazz suonata da Antonio Sanchez, a sostenere il ritmo incalzante. E quando la scena si fa intensa, ecco entrare le musiche sognanti di Tchaikovsky.

In Birdman il montaggio scompare, ma non per la strepitosa continuità tecnica della ripresa, ma perché è perfettamente inserito e padrone del ritmo del film, anche se non ce ne accorgiamo.

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Di seguito, un filmato che ci mostra un po’ come ‘è stato fatto’ Birdman