Il montaggio di un film con molte scene improvvisate può essere un incubo e un’entusiasmante sfida allo stesso tempo.

Captain Phillips – Attacco in mare aperto è stato un film lodato dalla critica, ma chissà se alcuni dei critici che hanno speso belle parole sul film suspense con Tom Hanks, farebbero lo stesso sapendo dei metodi semi-improvvisati utilizzati dal regista Paul Greengrass.

L’ex documentarista infatti ha permesso agli attori di liberarsi della sceneggiatura preparata e incoraggiato anche gli operatori a comporre l’immagine in base a quello che stava succedendo, piuttosto che su una serie di inquadrature da scaletta.

Per il montatore del film, Christopher Rouse, un frequente collaboratore di Greengrass, la sfida e l’euforia provengono dal plasmare tutto quel materiale in un serrato e coinvolgente dramma.

In alcune interviste Rouse ha spiegato che Greengrass è altrettanto fiducioso e incoraggiante quando si tratta del montaggio, anche se sottolinea che questa libertà creativa del regista non deve essere confusa con una mancanza di direzione, o lucidità.

In realtà, egli dice, il regista passa la maggior parte del tempo nello studio della sua visione personale, prima che il processo di montaggio inizi per davvero.

Il montaggio non si improvvisa

Greengrass invita sempre Rouse con gli sceneggiatori e il team ha lunghe discussioni su come si può raccontare la storia di ogni personaggio. Prima dell’inizio delle riprese, la storia passa al loro vaglio pezzo per pezzo, e tutti sono a conoscenza di come la storia si sviluppa, come ogni momento è relativo a tutto il resto, e dove sono tutte le basi tematiche.

In questo caso, la storia, basata su eventi realmente accaduti, riguarda il capitano (Tom Hanks), la cui nave viene assalita da una banda di pirati somali guidati da un giovane particolarmente aggressivo chiamato Muse (Barkhad Abdi).

Rouse racconta che Greengrass ha visto sempre questa storia come il racconto di come essere due capitani.

Il montaggio di un film muto come si fa? Il caso di The Artist

Sarebbe stato infatti abbastanza facile da ritrarre i pirati come caratteri fatti allo stampino, ma il regista ha voluto bilanciare la presentazione di entrambi i personaggi e, oltre a questo, comprendere i bisogni e i desideri del resto dei personaggi.

Questo è stato parte integrante del processo di pianificazione, quindi per al momento di iniziare il montaggio, Rouse era davvero ancorato alla visione del regista.

L’unità principale di riprese ha girato tutto il mondo: le riprese sono state effettuate in location tra Massachusetts, Malta, Londra, e al largo delle coste di Virginia e Marocco.

La seconda unità ha filmato materiale aggiuntivo al largo della costa di San Diego.

Rouse e il suo frequente collaboratore Mark Fitzgerald, accreditato sul film come “montatore addizionale” e che organizzava il layout tecnico della sala di montaggio di Rouse, ha preparato la sala su un lotto di proprietà della Sony, ed era pronto per iniziare il montaggio non appena i primi quotidiani erano disponibili.

Montaggio take away, quello di Milk, di Gus Van Sant

Il direttore della fotografia Barry Ackroyd, ha girato in pellicola 35 e 16mm, ma anche con ARRI Alexa e GoPro Hero 2. Il materiale è entrato in sala di montaggio tramite una connessione sicura PIX, dove è stato transcodificato in formato DNxHD 36 (per l’editing offline) e modificato in Avid Media Composer 5.5.3 usando computers Mac Pro da 12-core e postazioni di lavoro collegate tramite Avid Unity (aggiornati durante la processo di Iside).

In questo modo, Rouse avrebbe cominciato il montaggio immediatamente e inviato le versioni H.264 di materiale tagliato di nuovo sul set tramite una connessione Aspera, in modo che Greengrass e gli altri capi dei dipartimenti potessero vedere come stessero venendo le scene.

Greengrass gira la maggior parte delle scene con due, e a volte tre telecamere. Rouse spiega che la macchina da presa B magari sta girando una cosa incredibilmente diversa dalla macchina A.

In questo modo si può catturare una reazione da qualcuno che non è uno dei principali personaggi della scena, e il movimento può cambiare da take a take.

Rouse dice di avere sempre molta voglia di vedere tutto quello che è stato girato e poi spezzettare i quotidiani subito in sequenze piccole. Poi il montatore spezza le scene e le ricompone per ritmo, e sceglie alcuni pezzi aggiuntivi che possono essere utilizzati in qualsiasi punto della scena. Per poi cercare pezzi che sembrino appartenere da sempre al film.

Questo processo gli permette di assorbire il materiale e iniziare a tagliare nella propria testa durante lo svolgimento: in questo modo, via via che il montaggio scorre via, è più facile trovare alcuni pezzi quando ne ce n’è bisogno.

Greengrass dà un sacco di libertà quando si tratta di modellare il materiale, e non è poi così preoccupato per cose come la continuità dato che lui è in grado di trovare i momenti emozionali che raccontano la storia.

Il segreto è il coinvolgimento del montatore nelle prime fasi del processo produttivo. Questa buona abitudine infatti farebbe risparmiare sempre molti soldi, comparato al pericolo di dover rigirare le scene in un secondo momento, quando ci si accorge che il film non funziona.

Se vuoi conoscere tutti i segreti del montaggio e del filmmaking, iscriviti al corso della Romeur Academy!