Eseguire il montaggio di un lungometraggio dall’enorme scala come “The Hunger Games” è una cosa.

Farne due di seguito a brevissima distanza, sotto pressione e con la produzione smistata in più luoghi del pianeta, è un’altra.

Quasi quasi ti viene voglia di costruire una postazione con Avid Media Composer sul rimorchio di un camion gigante, così da seguire tutta la produzione più facilmente. E così hanno fatto.

Il montatore Alan Bell è stato coinvolto nel progetto dal regista Francis Lawrence, con il quale aveva già lavorato in un film  precedente, “Come l’acqua per gli elefanti”.

Come si fa il montaggio di due film insieme

Dato che “Catching Fire (La ragazza di fuoco)” e “Mockingjay (Il canto della rivolta) parte 1” sarebbero stati girati contemporaneamente, il team di montaggio guidato da Bell ha chiesto un altro montatore.

Gli è stato quindi affiancato l’esperto Mark Yoshikawa, che Bell conosceva da più di 20 anni, e anche Jennifer Vecchiarello, che aveva lavorato come assistente al montaggio di Bell per quasi un decennio, in seguito sarebbe stata portata nel progetto come montatore aggiunto.

Sapendo del grandissimo lavoro e dell’importanza del franchise, i due sono letteralmente sbalzati dalla sedia quando sono stati coinvolti.

Con materiale girato in Francia, Germania, e base della produzione in Georgia negli Stati Uniti, la produzione per i due film di Hunger Games durò circa nove mesi.

In questo processo, data la produzione di questi nove mesi fra i due film, la preparazione è stata la chiave, e Bell ricorda che il primo passo importante dopo Catching Fire è stato fare il trailer. E poiché c’era un calendario serratissimo, la scelta di lavorazione è stata quella di seguire tutto il set del secondo film in maniera dinamica, con ben due sale di montaggio mobili.

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Non solo: un’altra novità introdotta da Bell fu quella di utilizzare un pc Windows, contrariamente alla maggior parte dei montatori di Hollywood, che preferiscono un ambiente Mac.

Questo perché nelle sue intenzioni c’era la volontà di usare un particolare software chiamato Fusion, che è un programma di compositing che si integra perfettamente con Avid, e a qual tempo (2012) era disponibile solo per Windows.

In alternativa, l’uso della produzione del sistema di storage condiviso Avid ISIS era in gran parte convenzionale, con bin e progetti condivisi semplicemente tra montatori.

Bell si riferisce al suo uso di Fusion come “effetti visivi per migliorare le prestazioni”.

Mentre infatti solitamente un montatore crea uno split screen o un timewarp per accelerare qualcosa, Bell invece agisce su materiale completamente diverso.

Lui prende le teste delle persone e le sostituisce, come anche gli occhi, per ottenere alcune performance, oppure rimuove una battuta.

Se i tempi della scena non sono quelli che vuole lui, lui effettua lavorazioni composite e trasforma la scena in un modo che è invisibile allo spettatore. Dice di averlo usato per 150-200 inquadrature nel film.

Mentre alcuni supervisori degli effetti visivi potrebbero sussultare a sentire queste cose, soprattutto per il carico di lavoro e i costi aggiuntivi per questo approccio, Bell sottolinea che la lavorazione extra per queste inquadrature è ben ponderata.

Questo perché ormai si è fatto un nome, e conta molto l’esperienza pregressa. Avendo lavorato bene in passato con squadre di VFX, questo approccio gli ha conferito sicurezza e affidabilità, oltre che un grado di supervisione sul tutto.

Rispettare una deadline è sempre difficile. Anticiparla è una Mission Impossible!

Inoltre, i registi che lavorano con lui sanno benissimo questa cosa, e spesso quello che Bell chiede è una quindicina di minuti in più per assemblare tutto il lavoro extra di compositing, che poi mette però nel budget del VFX, non nel suo!

A livello tecnico, il workflow del film è stato incentrato intorno alla macchina da presa Alexa e la registrazione di filmati in formato ARRIRAW, con filmati in formato EXR e associati con

CDLs.

Alcuni elementi di VFX sono stati girati in altri formati: ad esempio, Adrian Jebef, il DIT (digital imaging technician) ha lavorato sul set con Resolve, in collaborazione con il DOP per donare il giusto look al film, e maneggiato file con codec DnXHD 36 perché c’era molto materiale da far girare on line fra i reparti.

Con un Surround Sound 5.1 e tutte le facilities per la proiezione nelle sale di montaggio, e monitor convenzionali JVC o Panasonic Rec. 709, Bell ricorda che il colore sembrava veramente buono: non sembrava che i filmati provenissero da un sacco di materiale disomogeneo.

Come tutti sappiamo i due film di Hunger Games sono stati un successo, e gran parte del merito va sicuramente al team di montaggio mobile, che con tempi brevissimi e difficoltà di produzione è riuscito a trovare il giusto flusso di lavoro e portare a casa la deadline.

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