Quando il montatore Hank Corbin fu ingaggiato per il montaggio di The Big Short (in Italia, “La grande scommessa”) si sentì molto sollevato di sapere di lavorare con il regista Adam McKay.

Perché? Perché Corbin non lavora mai con le commedie, ma solitamente con i film di Terrence Malick, per dire.

Invece il brillante regista lo ha rassicurato sul suo prodotto, con grande rischio, ma potendo contare su l’esperienza del montatore e anche una sceneggiatura incredibile.

Il film racconta con humour gli eventi dietro il collasso finanziario americano a metà anni 2000, quello del mercato immobiliare, per capirci, e il suo cast è stellare: Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling e Brad Pitt.

La trama segue parallelamente le vicende di quattro personaggi, e la sceneggiatura contiene molto “gergo” finanziario: sulla carta questa storia potrebbe essere molto complessa da seguire per il pubblico.

Corwin invece si avvicinò alla struttura complessa della storia, dando a ciascuno dei quattro personaggi il proprio stile di montaggio.

Eseguire il montaggio di trame parallele

Ad esempio, legandosi maggiormente al personaggio di Bale, Michael Burry, Corwin sostiene di aver lavorato spesso al buio, in maniera da creare una situazione intima e introversa.

I tagli di montaggio della storia di Burry sono stati quindi effettuati in maniera molto calma, tranquilla, e rispecchiano quel flusso di lavoro.

Al contrario, il personaggio di Steve Carell, Mark Baum, è stato messo alla prova e torturato, anche nel montaggio. Il montaggio delle sue scene è estremo, forzato, e alcuni jump cut effettuati sono stati definiti da Corwin “volutamente brutti”.

Con il personaggio di Pitt, infine, che aveva delle qualità un po’ ingenue, il montatore ha scelto una soluzione più invisibile e tradizionale.

Mano a mano che il lavoro proseguiva, il montaggio si faceva più omogeneo, perché tutte le storie hanno cominciato a ripiegarsi fra loro, per prendere la stessa strada.

Data la caoticità degli avvenimenti, il montaggio scelto si appoggia completamente su musica e immagini, ma soprattutto su linee di battute fuori campo, che introducono alla scena successiva.

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Un altro trucchetto utilizzato nel film è quando il personaggio Jared Vennett di Gosling rompe la quarta parete e affronta lo spettatore in maniera diretta. Questi “spiegoni” sono stati usati per chiarire i rapporti finanziari complessi, anche se significava fermare l’azione del film, per spiegare qualcosa.

Corwin ha ammesso che queste spiegazioni lo hanno aiutato a comprendere l’anatomia della crisi.

Per quanto riguarda lo stile, il montatore ha volutamente scelto di presentare i personaggi in relazione con il mondo che li circondava, invece di porli su un piedistallo come padroni del mondo. Questi personaggi non sono eroi tradizionali, anzi, non sono simpatici: sono lo specchio brutale di quello che stava accadendo negli Stati Uniti.

Quello che purtroppo ne esce fuori è un problema sociale, piuttosto che di valori etici professionali. Per quei ragazzi rappresentati nel mondo finanziario, era tutto un gioco.

Solo il personaggio di Ben, in un momento del film, ha il coraggio di fermarli un attimo per dirgli che stanno distruggendo il mondo. Se anche loro non avevano ben chiaro cosa stesse succedendo davvero, cosa ne poteva capire la gente comune che non ne sa nulla di finanza?

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Parlando invece di interpretazioni, Corwin ha una grande opinione di Bale, arrivato preparatissimo sul set, e completamente immerso nel suo personaggio.

Anche Carell è stato un grande, poiché mano a mano che scopriva il suo personaggio, ha dato molto spazio all’improvvisazione. In questo modo, anche lo stesso montatore ha avuto a disposizione moltissimo materiale di prova, o extra.

Tutto questo materiale con potenziali errori o scarti, è stato preziosissimo perché ha permesso al montatore di utilizzare filmati “umani”, dove l’interpretazione è molto sincera e meno lucida.

Parallelamente, McKay ha inoltre orchestrato la collaborazione tra il montatore e il compositore Nicholas Britell, che è giunto sulla produzione sin dall’inizio. Con il suo ufficio nella stanza di montaggio con Avid Media Composer, poteva entrare e collegare la tastiera al sistema di editing e comporre insieme con il taglio di montaggio.

La parte più complessa in definitiva, come racconta Corwin, è stata solo la proiezione e l’immagazzinamento dei girati quotidiani: il regista infatti solitamente si affida molto all’improvvisazione e al filmare con multicamera.

Ma tutto sommato era difficile perché c’era tantissimo materiale buono: quando decidi di puntare su un cast così valido, “la grande scommessa” la puoi fare ad occhi chiusi.

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