Tim Squyres è il montatore preferito da Ang Lee, partner lavorativo negli ultimi due decenni, nei quali ha curato il montaggio di tutti i suoi film.

Ha lavorato su Hulk, Ragione e sentimento, La tigre e il Dagrone, e molti altri.

Un immenso lavoro è stato però svolto su Vita di Pi, l’adattamento del best seller che narra la storia di un ragazzo indiano che lotta per la propria sopravvivenza all’interno di una scialuppa di salvataggio che va alla deriva. La particolarità del film è che il ragazzo condivide il suo viaggio con una tigre bianca del Bengala.

Nelle numerose interviste on line, Squyres descrive il proprio lavoro al montaggio come vario: ormai fra lui e il regista c’è una fiducia tale, che il montatore ha curato anche il look delle riprese e diverse inquadrature.

Il montaggio di Iron Man 2, spiegato per bene.

Su Vita di Pi è stato presente sul set, ma senza lavorare al montaggio. Una volta fuori, Squyres racconta di aver eseguito il primo cut in totale libertà, creando più versioni con diverse modifiche e poi l’ha fatto vedere al regista. Solitamente, quest’ultimo si preoccupa maggiormente di sapere se tutte le riprese sono coperte, e che tutte le scene hanno le necessarie inquadrature.

In questo modo, non ha bisogno di pensare di rigirare qualcosa il giorno successivo.

Il montatore dice di aver visto il film finito almeno 50 volte, ma perché era necessario esportare e controllare le differenti versioni del film: 3D, 2D, IMAX, cinema, digitale 2D, pellicola in 2D, e per l’audio il 7.1, 5.1, Dolby Atmos, e molto altro ancora.

Montare certe scene non è stato ovviamente semplice: spesso si ritiene a torto che quelle più complicate da montare siano quelle con effetti visivi. Invece in Vita di Pi la scena più complicata è stata quella in cui la famiglia di Pi è a cena, e conversano fra religione e ragione, quando Pi ha 11 anni. Quella scena è stata cambiata, riscritta, modificata, e accorciata.

Il naufragio, anche se lunga e complessa, lavorata a spizzichi e bocconi in un mese, non è stata praticamente ritoccata.

La cosa più complicata è stata rendere la trama coinvolgente per tutto il corso del film, per non far sentire lo spettatore come se fosse anche lui alla deriva.

Il montaggio centrato di Mad Max: Fury Road è perfetto per non perdere l’attenzione!

Nel film è presente una forte componente di scene in 3D, soprattutto per quanto riguarda la tigre, e la lavorazione è stata molto faticosa. Solo 23 inquadrature sono state realizzate con una tigre vera e propria, girando solamente 4/5 ore con lei.

La tigre in CGI è stata quindi prodotta studiando alla perfezione la psicologia dell’animale, grazie all’istruttore, e il montatore è stato aiutato in questo modo a capire come la tigre potesse reagire in un determinato momento del film, e ricrearne il movimento.

Ad esempio, durante le riprese della tigre, l’animale si è grattata gli artigli su un portello sotto di essa. È stato spiegato a Squyres che quell’atteggiamento era una finzione di indifferenza. L’animale era teso, e innervosito, ma non voleva darlo a vedere. I tecnici impazzirono, e ritennero incredibilmente realistico l’effetto.

Tre settimane dopo, la troupe ha girato la stessa scena con l’attore in carne e ossa.

Il 3D è stata ovviamente una sfida per tutto il reparto del montaggio. Una volta realizzate numerose riprese in 3D, Squyres e i suoi assistenti hanno lavorato su postazioni Avid con Media Composer.

La necessità di affidarsi ad un sistema efficace e sicuro come Avid ha facilitato il lavoro del team, sollevando alcune difficoltà riscontrate durante la lavorazione di materiale digitale complesso.

Il montatore confessa di continuare ad imparare a realizzare film in 3D. Infatti, la decisione con la produzione e il regista è stata quella di pensare a Vita di Pi come un film in 3D.

Tutta la troupe e il team di montaggio portava gli occhiali 3D per tutto il giorno, con il risultato di avere gli occhi affaticati, ma di essersi abituati dopo poco tempo.

Dato che non avevano mai lavorato ad un film in 3D prima, non hanno mai voluto immaginare il film, e poi creare una sorta di “traduzione” del 3D nella loro testa.

Se il film doveva essere visto in quel modo, anche loro dovevano vederlo allo stesso modo, senza filtri. La lavorazione, in questo senso, è stata epocale.

Ma, come sostiene anche Squyres, certi dettagli da dietro le quinte, e i tecnicismi, non dovrebbero rappresentare un filtro per nessuno, neanche per gli addetti ai lavori.

Bisognerebbe soltanto sedersi, e godersi un bel film.

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