Da qualche settimana le polemiche sulla sirenetta di colore infuriano sul web. C’è chi è a favore, c’è chi proprio non può sopportare l’idea che l’iconica figura di Ariel venga così stravolta in un live-action tanto atteso e, ancora, ci sono quelli a cui non frega niente. Andiamo per ordine e ricostruiamo i fatti.

Sirenetta di colore: un politically correct esagerato?

Diseny, in piena fase di remake live-action dei suoi classici, ha annunciato anche la Sirenetta. L’eccitazione generale del pubblico che è cresciuto con le avventure della bella e spensierata Ariel, però, è stata presto smorzata (in parte) dopo la rivelazione dell’attrice scelta per interpretare la principessa mezza donna e mezza pesce.

A dare vita al personaggio di Ariel sarà infatti Halle Bailey, una bellissima attrice e cantante diciannovenne afro-americana. Niente pelle candida, né occhi azzurri e tanto meno capelli ramati, dunque, ma una vera e propria sirenetta di colore.

Come ci si poteva aspettare il web non ha tardato a far sentire la propria voce, accusando Disney di un politically correct (secondo molti) davvero troppo eccessivo. Andare a stravolgere la figura classica di una delle principesse più amate in assoluto, è stata una mossa davvero così azzeccata?

La sirenetta di colore è una scelta di marketing?

Naturalmente è impossibile anche solo pensare che una grossa società, così attenta ai messaggi che vuole trasmettere coi propri prodotti, abbia scelto casualmente la giovane e talentuosa Halle, senza pensare alle conseguenze mediatiche.

Alcuni ipotizzano, infatti, che possa essersi trattato di una manovra di marketing ben congeniata da parte di Disney, assolutamente consapevole di come funziona il web oggi e che, quasi certamente, aveva già previsto le ripercussioni delle proprie scelte.

Di fatto nessuno contesta le abilità attoriali della giovane afro-americana e di certo non sarà il colore della sua pelle ad inficiare i risultati al box office, ma una sirenetta di colore è davvero un’idea difficile da accettare per molti.

Non si tratta di razzismo (come la risposta ironica su Instagram di una delle emittenti Disney vuole lasciare intuire), ma di una semplice scelta che cozza fortemente con un immaginario collettivo già ormai consolidato da decenni.