Nell’era del digitale dove i “tempi fotografici” devono essere ridotti all’osso, c’è ancora chi ama assaporare il gusto di una ripresa fotografica lenta e dal gusto decisamente “retrò”, svolta in maniera tradizionale con fotocamere grande formato, utilizzando vecchie tecniche come il collodio umido. È il caso del lavoro di Victoria Will per Esquire svolto al Sundance Film Festival.

Il fascino delle lastre dal collodio umido

Il fascino delle lastre al collodio risiede nella loro estetica così vaga e spettrale, per quanto dettagliata. Al contrario delle foto digitali, che vengono spesso eseguite alla perfezione o corrette in fase di postproduzione, ogni immagine ripresa col metodo del collodio umido risulta piena di imperfezioni e difetti.

Il processo risale alla seconda metà del XIX secolo, sperimentata per la prima svolta da Frederich Scott Archer nel 1852. Fu una notevole invenzione, poiché ridusse i tempi di esposizione ad un arcodi tempo oscillante da i 3 ai 20 secondi circa. I principali supporti utilizzati erano lastre di vetro e metallo.

Lo svantaggio della tecnica al collodio umido risiede nel fatto che la sensibilità della lastra era ottimale solo quando lo strato di collodio era ancora bagnato e ciò richiedeva una particolare abilità dei fotografi, che erano costretti a lavorare nei pressi del loro studio fotografico per evitare che la lastra seccasse e che i tempi di esposizione crescessero esponenzialmente.

Il procedimento è il seguente:

  • si prende una lastra
  • si spande sulla lastra il collodio contenente potassio ioduro e potassio bromuro (o NH4I e NH4Cl)
  • si attende che il collodio si rapprenda e simmerge la lastra in una soluzione di AgNO3 per 3-5 minuti
  • si mette a fuoco l’immagine sul vetro smerigliato sul fondo della fotocamera
  • si pone la lastra nello chassy della macchina fotografica (spesso a soffietto) e si espone per un tempo che dipende dall’illuminazione
  • si ottura l’obbiettivo e si sviluppa la lastra in una soluzione di pirogallolo (1 grammo in 1 litro) o acido gallico (oppure in soluzione di solfato di ferro II o in soluzione di KCN ) si fissa la lastra in soluzione diluita di iposolfito di sodio Na2S2O3.