Il funnel, letteralmente imbuto (mbuti!), altro non è che il percorso che vogliamo l’utente compia all’interno del sito: una navigazione diretta all’obiettivo previsto, orienta alla call-to-action (la chiamata all’azione) che hai previsto per quello che sarà… un tuo futuro cliente? Un contatto? O semplicemente un lettore del portale?

Il funnel lo devi strutturare in fase di pianificazione strategica, quindi un passo prima dell’operatività vera e propria: lato SEO poi è fondamentale per riuscire a centra gli obiettivi previsti: si, il mero posizionamento non serve più da anni e no, non è esclusiva da Rieduchescional Channel (o degli UX Designer) prevedere il percorso che deve fare l’utente. Chi fa SEO è il custode del canale Search che si deve tradurre/configurare come un funnel preciso all’obiettivo quindi.

Il funnel della SEO: come studiare una strategia ad hoc

Dato che un’immagine vale più di mille parole, ecco rappresentato il funnel per una maggiore comprensione:

Ti preoccupa raggiungere il fondo del mbuto? Tranquillo, non fare quella faccia corrucciata da Vulvia ma pensa che il tuo progetto potrebbe tranquillamente prevedere di fermarsi al primo degli step del funnel.

Il funnel in merito ai macro-obiettivi SEO

Considerati i macro-obiettivi SEO, mettiamo caso che tu debba ottimizzare un portale editoriale che ha come indicatore del ROI, ritorno dell’investimento, il numero di visualizzazioni e visite. Il goal finale si posiziona nel primo gradone, quello rosso, della nostra piramide rovesciata: ovvero quando gli utenti entrano sul sito e diventano visitatori/lettori.

Come continua il funnel? Mettiamo caso si tratti di lead generation, ovvero generazione dei contatti: a seconda di quanta evidenza hai dato al form (c’è chi lo mette addirittura in entrata come “obbligatorio” per navigare le pagine.. soluzione che mi sento di sconsigliarti perché invasiva), il funnel può essere più o meno profondo, presentare più  o meno step intermedi.

  • Es. atterraggio sul sito (step visite soddisfatto) —> pagina di servizio —> form di contatto —> goal (puoi esultare sotto la curva).

Va da sé che i marketer più scafati applicano alcuni piccoli accorgimenti per aumentare questa resa, come ad esempio, dare un piccolo incentivo come un ebook gratuito per lasciare il contatto. Dipende tutto dalla strategia che ti sei anteposto.

E se lato SEO, lavorare sulla vendita dei prodotti sembrerebbe facile (in fondo basta posizionarsi sul nome degli stessi!) almeno in fase di analisi, lato funnel si tratta del mbuto che più fa acqua. Ad esempio, potrei portare tanto traffico al sito ma la percentuale di utenti convertiti in utenti paganti è sempre minima, sia perché è naturale che molti utenti si informano e basta – e cercano comparazioni – sia perché il tasso di dispersione soprattutto sul carrello è alta fra ripensamenti o – come ti potrebbe capitare – semplici malfunzionamenti del sistema di pagamento.

Come hai visto, il funnel è il percorso che l’utente fa, e come ottimizzatore è il tuo compito condurre l’utente per mano fino all’azione desiderata.

E tu, lo hai mai considerato nella tua strategia?